lunedì 10 agosto 2009
domenica 19 luglio 2009
Matera Città candidata a Capitale Europea della Cultura per il 2019

il sogno di una generazione, il riscatto di molte
Almeno un terzo della popolazione materana oggi vivente è nata nei Sassi. Per queste persone, non più di 50 anni fa, era assolutamente impossibile immaginare che Matera avrebbe potuto essere considerata un giorno patrimonio mondiale dell’umanità.
Oggi può sembrarci impossibile che Matera possa essere nel 2019 la Capitale europea della Cultura.
Ma l’incredibile a volte accade, purché ci sia qualcuno a sperarlo.
Perché Matera capitale europea della cultura
Matera è suggestione
Matera ha ispirato artisti, scrittori, cineasti. Per la sua immagine primitiva, per la sua storia sofferente. Ma anche per il suo rimanere attaccata alla vita, così come i suoi Sassi alla roccia.
Matera è un ponte nella storia dell’umanità, dalle grotte alle stelle, dal paleolitico al futuro, dalla montagna conquistata e addomesticata all’indagine sistematica e appassionata dello spazio infinito sopra le nostre teste; è storia di uomini e donne che maturano l’esperienza del passato e lo aprono verso nuovi orizzonti, oltre la propria rassegnazione.
Matera è paese e città, è provinciale ed è “mondiale”; è paziente scavo esteriore e interiore, armoniosa coesistenza di elementi e influenze diverse; è una città che per secoli ha rielaborato il suo habitat naturale nel rispetto di un territorio, diventato per sempre parte integrante dell’esistenza di tutti i suoi abitanti, ricchi o poveri che fossero.
Matera è comunità
Nella storia “meticciata” del meridione di Italia, in Matera risalta l’impronta orientale, delle comunità dei monaci bizantini che sono stati un catalizzatore per lo sviluppo degli antichi quartieri. I Sassi, organizzati intorno al vicinato, cellula dell’organizzazione urbana e sociale, testimoniano di una civiltà in cui lo scambio è vita.
Matera, città isolata per la sua storia e i suoi collegamenti, non può vivere oggi se non in relazione ai territori che le sono vicini: alle comunità della costa e dell’interno, alle popolazioni e alle istituzioni di tutta la Basilicata. Non può prescindere dalle comunità di materani e lucani sparse nel mondo; non può perdere il legame con coloro che - sebbene forestieri - con Matera hanno stabilito un rapporto ideale; non può prescindere da tutti coloro che - come i nostri falchi grillai - vogliano scegliere questa città per farsi un nido, per costruirsi un futuro o immaginare un luogo ideale.
Matera è cambiamento
Matera oggi è un simbolo, forse involontario, del cambiamento. La sua storia recente è segnata da un cambiamento epocale, una grande discontinuità: lo svuotamento dei Sassi e l’edificazione della città nuova.
Se tutte le città meridionali hanno vissuto nel secondo dopoguerra vicende di cambiamento radicale, di modernizzazione accelerata, di dispersione forzata delle comunità antiche per via dell’emigrazione, solo Matera, capitale contadina, ha vissuto questo processo lasciando il suo vecchio bozzolo e costruendone uno completamente nuovo. Ha dovuto abbandonare dei luoghi, ma con essi una cultura materiale e spirituale che da quei luoghi traeva il suo senso.
Il trauma del cambiamento è cifra del contemporaneo: lo smarrimento del senso, spezzato da fenomeni che superano le capacità di comprensione degli individui e delle comunità, è una esperienza universale, ma che connota specificamente la nostra epoca di interconnessione totale tra “locale” e “globale”.
domenica 2 dicembre 2007
Petrolio in Basilicata: La piccola Arabia Saudita del Sud Italia
Non tutti sanno che la Lucania potrebbe essere definita la piccola Arabia Saudita del Sud Italia.
Nel sito estrattivo di Viggiano (Potenza) vengono estratti giornalmente 80961 barili di greggio al giorno, mentre in quello di Pisticci (Matera) 647 barili di graggio al giorno, per una produzione complessiva di circa 30 milioni di barili di greggio l'anno (Fonte Regione Basilicata).
Il fabbisogno complessivo dell'Italia nel 2006 è stato di 654 Milioni di Barili l'anno (BP Statistical Review of World Energy - June 2007), quindi la Lucania contribuisce a soddisfare il fabbisogno nazionale con il 4,6%, vi sembra poco???
Non di secondaria importanza sono le royalties (diritti di estrazione) versate dalle compagnie petrolifere alla Regione Basilicata, che al 31/12/2006, ammontano a 350,521 Milioni di Euro.
E il gas metano che la Regione si è riservata negli accordi con le multinazionali, a chi lo regalerà? Ci auguriamo non alle solite lobby che si spartiscono le riccchezze e le risorse del territorio.
Perchè non ridurre la bolletta energetica di tutti i cittadini residenti in Basilicata mediante un disegno di legge regionale?
La contraddizione: in una regione cosi ricca di risorse naturali i giovani (oltre il 70 % tra laureati e diplomati ) sono costretti ad emigrare, come nel passato, verso le regioni del nord Italia o all'estero, per un possibile sbocco occupazionale. Non sarebbe opportuno che la classe politica locale e nazionale, invece di contrattare royalties in contropartita con le muntinazionali che sfruttano i giacimenti, chieda investimenti in loco per la realizzazione di posti di lavoro e lo sviluppo della regione?
http://lucaninelmondo.blogspot.com/2007/01/conoscete-i-dati-estrattivi-petroliferi.html